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Istituto Statale d'Arte
Squillace

Istituto Statale d'Arte
Squillace

 

Piatto graffito e ingobbiato
realizzato da artigiani ceramisti Squillacesi


Anfora graffita e ingobbiata
realizzata da artigiani ceramisti Squillacesi

 

 

 

 

 

 

La Ceramica di Squillace

L'arte di dare forme all'argilla si perde nei secoli in Calabria. V. Padula, riportando il pensiero di Plinio il Vecchio, afferma: «Roma già riceveva dai Brutii l'argilla figulina e Napoli le terre caolinite per le fabbriche di porcellana e terraglia». Ma già i Greci colonizzatori avevano trovato nel Brutium un'ottima materia prima che ne facilitò l'integrazione con la gente indigena ionica. Senza dubbio alcuno, e in fase successiva, gli abitanti della Minerva Scolacium, se la portarono su, al Castrum, quella maestria che già usavano da molto tepo per ostruire l'utensileria del quotidiano. E lì, spinti e costretti dalle continue scorrerie saracene, trovarono, sul quelle colline di granito una vasta pianura di calcare da cui estrarre, già allora, argilla caolinite e ferrosa particolarmente adatte non solo al vasellame per l'uso di ogni giorno, ma soprattutto adatte successivamente alla tecnica dell'ingobbio graffito a risparmio che gli argagnari della Stridula apprendono con ottima perizia dai monaci copti, tecnica affinata e perfezionata nel lungo periodo bizantino. La ceramica graffita di un caldo colore rosso-scuro diviene già allora la tipica caratteristica produzione dei figuli di Squillate , resiste all'influsso siculo-musulmano che ne arricchisce il repertorio decorativo, ma senza influenzarne l'impostazione tecnologica. Questa maestria è attestata fin dal 1096 nell'atto di donazione di Ruggero il Normanno alla Certosa di Serra di San Bruno: con quell'atto all'Abbazia, oltre ai vasti territori, vengono assegnati figuli e servi figuli di Squillace. I figuli di Squillace sono conosciuti già allora in tutta la regione: il loro vasellame e le loro ceramiche sono molto richieste; li troviamo nel XV secolo alla corte di Ferrante d'Aragona il cui figlio Federico ebbe in feudo il Principato di Squillace.
Il Barrio, alla fine del `500 definisce la produzione di ceramica squillacesi « figula opera insigne». Opere di ceramiche squillacesi si trovano all'inizio del `600 a Stilo in un inventario in mortem in cui vengono segnalate«tre giarrotte di terracotta opera di Squillate».
Oggi ceramiche di Squillace si trovano al Museo Internazionale di Faenza, Rovereto, di Capodimonte, a Londra al Vittoria and Albert Museum, al British, al Metropolitan ofArt di New York, alla Rohsska Kanstslojmseet di Goterborg, al Museé du Petit Palais di Parigi. Ceramiche di Squillace sono comparse, a quanto afferma Donatone, in aste Sotheby's a Firenze.
Questo patrimonio di vitalità artistica ed economica del passato che ha fatto di Squillace un centro di importanza fondamentale del comprensorio, tenuto vivo di generazione in generazione anche se con fasi alterne dalla costanza e dall'amore di alcune famiglie squillacesi, è documentato inoltre da atti notarili catasto onciario Napoletani e da validi studi storici. E continua ad essere oggi un solido riferimento per quei giovani diplomati
del Liceo artistico di Squillace che nell'incontro con l'arte ceramica dei padri vedono ancora in un mondo dominato dal più sfrenato consumismo e da una dilagante disoccupazione, non un futuro economico possibile ma qual unico e particolare per esprimere la propria arte convinti anche attraverso l'elaborazione artistica dell'argilla in un continuum con il passato si possa comunicare cultura e ridare a Squillace quel posto che merita.

Bibliografia:
la storia lascia il segno
progetto ACTA
Francesco C.Drago
Antonio Scamardi